Arte e cultura in cucina
Un gruppo di amici mangia al ristorante a Roma e se ne va senza pagare; il giudice sostiene che non sia reato. Scoprine di più su Sapori e Ricette.
Ci sono cosa che io, a sentirle, mi sento davvero male: si forma quella fitta al cuore che ti lascia così, sospeso tra un respiro mancato e quel briciolo di amarezza che non se ne va mai via.
Una decina di giorni fa un gruppo di otto amici ventenni si sono recati presso il Ristorante Esquilino di Via Cavour, nel centro di Roma; durante la cena si sono abbuffati di pasta all'amatriciana e coda alla vaccinara, senza tralasciare fiumi di spumante.
Al momento di pagare, i giovani si sono visti recapitare un conto di circa 240€ (vini compresi): alcuni cercano di scappare, con lo staff che cerca di bloccarlo, mentre altri iniziano con le scenate napoletane che prevedono un aumento del tono di voce e il volare di tavoli e sedie.
Si va al processo per direttissima: le accuse sono, tra le altre, danneggiamento, tentata estorsione e rissa. Il giudice emette la sua sentenza e dice "Il fatto non costituisce reato. Tutti assolti".
Scusa, come?
Immaginate la reazione piuttosto basita del proprietario che ora è costretto a tenersi il danno, in attesa del deposito delle motivazioni da parte del giudice. Nel frattempo, i ragazzi in questione si sono già imbarcati a Civitavecchia e il ristorante (e come lui tutti gli altri locali della capitale) rischia di avere a che fare con altri furbetti che consumano senza pagare.
Un duro colpo per la ristorazione italiana e per una giustizia che, ormai, sembra essere arrivata alla frutta.
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photo credit: John Soqquadro via photo pin cc
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